Viviamo immersi in un mondo sempre più automatizzato, dove tutti tendiamo a vivere meccanicamente, con gli occhi e la mente incollati a PC e smartphone, dove tutto è un continuo scambio virtuale e mai reale, mai tangibile.

Viviamo immersi in un mondo sempre più automatizzato, dove tutti tendiamo a vivere meccanicamente, con gli occhi e la mente incollati a PC e smartphone, dove tutto è un continuo scambio virtuale e mai reale, mai tangibile.

Quando abbiamo pensato a come dovesse essere il marchio di Mhodì, il riferimento a “Tempi moderni” di Charlie Chaplin è stato per noi naturale.

Volevamo riuscire a racchiudere in un’unica immagine l’idea di una musica libera, fuori dagli schemi, fuori dagli ingranaggi convenzionali.

Viviamo immersi in un mondo sempre più automatizzato, dove tutti tendiamo a vivere meccanicamente, con gli occhi e la mente incollati a PC e smartphone, dove tutto è un continuo scambio virtuale e mai reale, mai tangibile.

Siamo costantemente bombardati da immagini e stereotipi che inneggiano alla perfezione: il trucco perfetto, il fisico perfetto, la macchina costosa, la casa lussuosa, il posto giusto, l’amico giusto, i tempi giusti.

Ma cosa c’è di “giusto”?

Cos’è che rende una persona “giusta”?

Il suo successo nella vita? Ma che vuol dire successo?

Succèsso s. m. [dal lat. successus -us «avvenimento, buon esito», der. di succedĕre, nel sign. di «avvenire» e in quello di «riuscire, avere buon esito»]. – (Treccani)

Questa parola ha in realtà un senso così ampio eppure viene utilizzata in modo incredibilmente limitato e limitante. Sembra che il mondo faccia di tutto per farci capire che se non siamo nel meccanismo, nell’ingranaggio siamo fuori.

Fuori da tutto.

È proprio da questa riflessione che nasce Mhodì.

Perché dietro un lavoro come il nostro non può e non deve esserci una catena di montaggio automatizzata, perché la musica è creatività, a tutti i suoi livelli.

Eppure anche nel mondo dell’arte ci sono dei meccanismi precostituiti e noi abbiamo deliberatamente scelto di esserne fuori. Di non adeguarci alle regole dettate da un mercato delle cui sorti sono sempre pochi burattinai a muovere i fili.

La musica è lavoro, è vero. Ed è un lavoro serissimo e difficilissimo.

Ma tutti siamo liberi di scegliere di lavorare come meglio crediamo, senza sottostare a quello che dice “il mercato” ma facendo semplicemente quello che ci piace e che ci emoziona.

E noi di Mhodì abbiamo bisogno di essere liberi,  per avere sempre nuovi stimoli, la curiosità e la giusta attenzione nell’ascoltare e scoprire la musica di artisti di qualità di ogni parte del mondo.